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Il tennis disciplina, una volta semplice passatempo, affonda le radici in un tempo molto lontano. Senza pretendere la luna andando troppo indietro nella storia, è possibile iniziare questa avventura dicendo che il tennis è una pratica che si è evoluta nelle epoche, figlia di un gioco conosciuto come "Royal Tennis". Uno svago diffuso nelle corti europee già all’epoca del Rinascimento italiano. Un passatempo noto anche negli Stati Uniti come “court tennis”.
Divertimento che si praticava al coperto su superfici in parquet in modo che la palla, riempita con lana o peli di cavallo e ricoperta di tessuto di canapa, potesse rimbalzare.

Tuttavia, un gentiluomo inglese e un inventore americano furono gli autentici catalizzatori dell’arrivo del “lawn tennis”, il gioco che oggi tutti conosciamo.
Il lawn tennis deve di fatto il suo nome agli albori del gioco dato che in principio si praticava sui prati, da cui lawn “prato” tennis. Perduta l’antica esclusiva dei campi in erba col trascorrere degli anni, è diventato semplicemente tennis.
Pertanto, nella prima metà del XVIII secolo, Edwin Budding dal Glouchestershire realizzò la prima macchina per rullare e tagliare l’erba dei prati. Nel contempo, Charles Goodyear dal Connecticut inventò un metodo per vulcanizzare la gomma.

Queste due innovazioni prepararono il terreno al Maggiore dell’esercito Britannico Clopton Wingfield che, tra il 1874 e il 1877, razionalizzando alcune regole del royal tennis brevettò per l’appunto il lawn tennis.
Questa novità prevedeva materiali diversi rispetto al suo antenato royal tennis e non solo nelle nuove palle, ma anche e soprattutto nelle racchette rese più leggere e ampie in testa.
Wingfield ebbe il genio di portare questa nuova idea all’aperto sui prati, e la febbre del gioco esplose.

Nel 1874 fu fondato in Gran Bretagna il primo club di tennis della storia, il Leamington Lawn Tennis Club. Di seguito, nel 1877 a Londra, nella vecchia sede dell’All England Club dove si giocava a Cricket, fu accolto il nuovo tennis e organizzata la prima edizione del torneo Wimbledon. Evento battezzato Championship, il tempio del tennis.

 

La prima edizione fu vinta da Spencer Gore per l’appunto nel 1877 quando la rete misurava al centro 145 centimetri, le aree di battuta erano più ampie e ciascuna metà campo più lunga rispetto ai parametri attuali. Misure che in pochi anni, dal 1881 al 1889, furono sistemate e tradotte in quelle odierne.
Innovazioni acquisite grazie anche al supporto dei Campionati Americani nati a Newport nel 1881 oggi noti come US Open e che si giocano a Flushing Meadows nella città di New York. Competizione che da subito fece da contrappeso a Wimbledon facendo quindi nascere la rivalità tennistica tra Gran Bretagna e USA.

Rivalità che trovò sbocco naturale nella competizione a squadre della Coppa Davis, nata da un’idea di alcuni studenti di Harvard nel 1900. A quell’epoca il tennis era soprattutto di casa nei Paesi parte dell’impero britannico, tradizione francese esclusa e di pochi altri Paesi. Pertanto la lontana Australia non tardò ad unirsi ai cugini fondando nel 1905 i Campionati Australiani, oggi Australian Open, entrando inoltre nella contesa della Coppa Davis.

Contestualmente il tennis era stato il primo e unico gioco sportivo presente alle prime Olimpiadi moderne di Atene 1886, e in quelle successive del 1900 di Parigi aveva imposto al mondo la partecipazione di atlete donne presentandosi al completo con tutta l’argenteria composta dalle gare dei rispettivi singolari maschili e femminili, così anche per le due gare di doppio oltre all’innovazione del doppio misto.

Ad onor di cronaca va detto che furono i Campionati Americani per primi a sperimentare le novità costituite dai doppi, in particolare quello femminile ed il misto. Del resto, strada facendo le nuove proposte e sopratutto il regolamento nel suo insieme venne aggiustato trovando il proprio centro di gravità grazie anche alla neonata I.L.T.F., la federazione tennis internazionale, oggi meglio conosciuta come I.T.F.

Per dare un’idea al lettore, nel 1913 furono introdotte le regole del punteggio che oggi conosciamo, quando invece prima era possibile vincere un set con un solo game di scarto.

La federazione Internazionale dal 1913 al 1923 promosse due tornei a status di tornei principali (Mayor) oltre a Wimbledon (World Grass Court Championship) che era sempre stato fin dall'inizio la stella polare del tennis. Questi tornei erano rispettivamente il W.C.C.C. (albo d'oro World Covered Court Championship) che si giocava al coperto sul parquet ogni anno in diverse capitali europee e il W.H.C.C. (albo d'oro World Hard Court Championship) che si disputava sulla terra battuta a Parigi a Saint Cloud.

Nel 1921, la vecchia sede di Wimbledon fu trasferita in quella attuale di Church Road, per accogliere la straripante massa di appassionati, e lo stesso anno fu adottata la regola del fallo di piede per limitare l’azione del servitore. Regola che fu in seguito affinata (1959) permettendo al servitore di poter saltare nella battuta.

Nel 1924 la I.T.L.F. cancellò gli eventi W.C.C.C. e W.H.C.C. per promuovere al loro posto allo status di "Mayor" i Campionati Americani e Australiani.

Poco dopo, nel 1925, anche i francesi entrarono nella mischia realizzando i Campionati Internazionali di Francia che si tennero nella prima edizione presso il Racing Club de France, per poi trasferirsi nel 1928 allo stadio Roland Garros.

Nel frattempo il tennis era stato espulso dalle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 perché colpevole di professionismo. Nello specifico i più grandi tennisti dell’epoca chiedevano fosse riconosciuto del denaro per il loro lavoro, dato che le loro gesta attiravano enormi affluenze di pubblico pagante agli eventi. Pertanto lo sport mondiale per evitare che l’epidemia si spandesse nelle altre discipline sportive cacciò il tennis dai Giochi Olimpici.
Ebbene questo fu il momento storico in cui i tennisti si separarono tra dilettanti e professionisti. Una situazione dove i primi potevano giocare a Wimbledon e tutti gli altri tornei, Coppa Davis inclusa senza ricevere denari, mentre i secondi erano relegati a tornei e tour di esibizioni ben pagati.

Di fatto dagli anni Trenta in avanti tutti i più forti dilettanti, dopo aver ottenuto i primi allori, passavano al professionismo, un processo che si sviluppò quasi esclusivamente nel tennis maschile.
Questo fatto ovviamente scatenava le ire delle federazioni nazionali oltre a quella internazionale dato che i giocatori passati al professionismo non potevano più rappresentare il proprio paese nella Coppa Davis. §Negli anni Sessanta si scatenarono diverse lotte per cercare di unificare i giocatori tutti sotto lo stesso tetto.
Nel 1963 nacque la Fed Cup, in pratica la Coppa Davis al femminile, e i venti di cambiamento verso nuovi orizzonti spiravano sempre più forti fino a quando il 22 aprile 1968 il dilettantismo venne messo nel cassetto definitivamente lasciando spazio al professionismo: era nato il tennis open, quello che tutti oggigiorno conosciamo.

Durante l’inizio della nuova era si verificarono diversi cambiamenti come la realizzazione dei sindacati dei tennisti A.T.P. e W.T.A. che dovettero affrontare più di un ostacolo per affermarsi, oltre all’introduzione della formula del tie-break, per accorciare la durata delle partite, a causa di esigenze organizzative e televisive.

A fine anni Settanta il circuito WCT del petroliere texano Lamar Hunt che aveva accompagnato il circuito ufficiale fu archiviato. Gli US Open abbandonarono la tradizione dei campi in erba a beneficio di quelli in cemento e la vecchia sede di Forest Hills passò la mano al nuovo impianto di Flushing Meadows.

Negli anni Ottanta il tennis è stato riammesso alle Olimpiadi dalla porta principale nell’edizione Coreana di Seul, inoltre sempre in quegli anni è stata giocata l’ultima finale di uno slam con le racchette di legno, per l’esattezza gli US Open 1981. Di seguito anche gli Australian Open seguirono l’esempio americano tradendo l’erba per il cemento facendo cambiare sede al loro torneo.

Da quel momento in avanti, le evoluzioni degli atleti e dei materiali accolti dal regolamento hanno prodotto l’innalzamento continuo della performance di gioco. Ovviamente, sarebbe ingeneroso quanto improponibile fare confronti tra i vari campioni della storia, proprio a causa delle enormi differenze ambientali tra le epoche. Tuttavia, malgrado i noti cambiamenti che si sono succeduti nel tempo, la spina dorsale del regolamento è riuscita a mantenere l’equilibrio del gioco per come era stato in origine pensato. Questo perché i modi con cui è possibile ottenere il punto sono rimasti sostanzialmente inalterati.

Infatti nel tennis i modi per ottenere il punto passano da sempre dalle solite tre vie: le giocate vincenti, gli errori procurati all’avversario ed infine gli errori gratuiti, quando per intenderci un giocatore sbaglia da solo.
Malgrado le inevitabili e giuste evoluzioni del tempo, ribaltamenti copernicani nel tennis che stravolgessero completamente la disciplina non sono mai stati apportati. Pensate, ad esempio, cosa sarebbe potuto accadere al gioco se fossero state introdotte tre palle di servizio oppure al contrario, far servire i giocatori solo con una palla di battuta.

Fortunatamente il tennis è uno sport che ha saputo innovarsi attraversando il tempo mantenendo quell’aura magica che ci emoziona e ci rapisce continuamente da generazioni. Una magia costituita da una trama ed un tessuto prezioso, unico e irripetibile, meravigliosamente conservato nei grandi stadi del tennis e nei suoi tre principali musei. Nello specifico questi sono il Museo dell’All England Club a Wimbledon, il Museo della Hall of Fame a Newport e, infine, quello più recente, il Museo del Roland Garros.

 

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