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Tennis e Francia sono da sempre un binomio indissolubile e vincente. Senza addentrarci troppo nella storia del gioco risalente al Risorgimento, ci basti ricordare alcuni personaggi e avvenimenti:

  • il trio delle meraviglie Lacoste-Cochet-Borotra, che dominarono le decadi degli anni '20 e '30 con ben 18 titoli Slam (esclusi i campionati di Francia pre 1925)
  • Suzanne Lenglene, la Divina capace di vincere 8 Slam (oltre a 4 Campionati Internazionali di Francia) negli anni '20
  • Roland Garros 1968, il primo torneo dello Slam Open aperto anche ai professionisti, che si concluse con la vittoria di Rosewall
  • Amelie Mauresmo, prima donna a vincere uno Slam da giocatrice e diventare coach di un top 10 maschio (Murray) nell’era Open

Oltre a tutto questo, che farebbe invidia alla maggior parte delle nazioni mondiali, non vanno dimenticati molti altri giocatori e giocatrici, del passato e del presente, che hanno portato e portano tuttora in alto il nome del popolo tennistico transalpino.

La Francia ospita il secondo Slam dell’anno, il Roland Garros, che inizierà tra pochissimi giorni e, quindi, proviamo ad entrare nel dettaglio della situazione tennistica dei nostri vicini di casa. Come si sono comportati nel ventunesimo secolo? Ci sono aspettative di rinverdire i fasti di un tempo?

Analizziamo come sempre i dati dei primi 15 giocatori in classifica nel 2001, 2006, 2011 e 2016.

 

 

Il primo dato che facciamo notare è la classifica del primo giocatore, sempre vicinissimo alla posizione numero 10, ma negli anni mai tra i primi 5 al mondo. Ad ulteriore testimonianza della mancanza di eccellenza assoluta (anche se è difficile chiamare in modo diverso un top 10) la Francia in campo maschile non vince un torneo dello Slam dal 1983, quando Noah si impose sui campi di casa. In realtà questa mancanza del fuoriclasse assoluto non sembra soltanto una prerogativa degli ultimi decenni. Infatti, prima di Noah, per trovare un altro vincitore di Slam bisogna risalire al 1946, quando Petra e Bernard vinsero nello stesso anno il Roland Garros e Wimbledon.

A differenza di Italia e Spagna, il numero 1 nazionale è sempre stato un giocatore diverso nei quattro lustri, indice di un costante ricambio ai vertici. Rimanendo nelle zone altissime della classifica si nota, però, come l’età dei primi tre giocatori sia vertiginosamente aumentata arrivando quest’anno a sfiorare la soglia dei trent’anni.

Un altro dato molto significativo è il numero di tennisti presenti nei Top 50. Quattro nel 2001, sei nel 2006, sei nel 2011 e ben sette nel 2016; solo la Spagna può vantare numeri di questo tipo. Il motivo non può che essere un modello di formazione valido, sicuro e vincente, una scuola tennis (in senso lato) che produce prodotti di vertice con grande continuità, indipendentemente dal talento assoluto che è la sorte a dare in dono.

Con numeri così importanti sarebbe legittimo aspettarsi più di una Coppa Davis vinta, ed invece solo nel 2001 si è potuta suonare la marsigliese sul podio finale. Tre volte (2002-2010-2014) la Francia è arrivata fino all’atto conclusivo subendo tre sconfitte da Russia, Serbia e Svizzera; nel 2002 e nel 2014 in casa propria. Le sconfitte contro Serbia e Svizzera possono essere assunte come emblema del tennis francese degli anni 2000: il talento, a volte solo e solitario (Djokovic, Federer) battono la scuola. Il 2016 potrebbe essere l’anno buono per ritentare l’assalto all’insalatiera visto che oltre a diversi ottimi singolaristi i francesi vantano la coppia numero 1 mondiale in doppio Herbert-Mahut. Attendiamo conferme.

Il 2016 non mostra solo lati positivi per i nostri cugini d’oltralpe. Infatti, l’età media è molto alta e il primo giocatore lontano dai 30 anni è Pouille, fresco semifinalista a Roma alla posizione 72 (31 Marzo 2016). Pouille è anche l’unica new entry nei primi 10 francesi rispetto a 5 anni prima e, con Bougue (194 ATP), rappresenta la categoria degli U23. Un po’ poco per una nazione abituata a ben altro.

Questa situazione era pronosticabile già negli anni scorsi dando una rapida lettura all’albo dei tornei junior del Grande Slam. Dal 1973 ad oggi la Francia ha collezionato in campo maschile 20 vittorie, ma nessuna negli ultimi 10 anni. Sidorenko, meteora sfuggente, è stato l’ultimo giocatore a vincere in campo giovanile aggiudicandosi gli Australian Open del 2006. Da allora il buio.

Pensare che dal 2000 al 2005 erano stati ben 10 gli Slam Junior vinti con Gasquet (2), Tsonga, Monfils (3), Morel, Mahut, Mathieu e Chardy. Tranne Morel, tutti giocatori arrivati ai vertici ATP e dei quali in questo momento non sembrano poterci essere valorosi sostituti; per lo meno in tempi stretti visto che a differenza di Italia e Spagna la Francia ha alcuni teenager che stanno velocemente scalando le classifiche: si tratta di Halys (1996) oggi 154 ATP con oltre 50 posizioni guadagnate negli ultimi 2 mesi, Janvier (1996) numero 271 ATP e Geoffry Blancaneax (1998) numero 808 in grado di superare il primo turno alle quali in corso a Parigi.

 

 

Complessivamente il quadro che si delinea in casa francese non è dei migliori, ma lascia qualche spiraglio di forte speranza e nuovo vigore. Anche il tennis femminile spinge in questa direzione. Dopo gli ultimi anni in cui non si è riusciti a superare gli addii di Pierce, Mauresmo e Bartoli, qualche giovane giocatrice, come la diciannovenne Dodin, sta provando ad emergere tra le tenniste che contano. Una speranza attesa e non ancora completamente sbocciata è Caroline Garcia, in grado di entrare in classifica già a 17 anni, ma che non ha ottenuto al momento quei risultati che tutti si aspettavano.

 

 

L’ingresso “precoce” nei piani alti della classifica mondiale sembra essere un aspetto caratterizzante del tennis francese. In campo maschile segnaliamo: Di Pasquale (60 ATP a 22 anni), mentre Grosjean nello stesso anno era numero 15 anche se di anni ne aveva 23; Gasquet e Monfils già Top 30 a soli 19 anni ed, infine, Mannarino numero 60 a 22 anni. In campo femminile la Mauresmo raggiunse la posizione 7 già a ventanni, la Sidot, sua coetanea, era alla posizione 35, mentre la Razzano che di anni ne aveva soli 18 era già al numero 115. Nel 2006 la Bartoli raggiunse il numero 27 a 21 anni, gli stessi con cui la Cornet si trovava al numero 69 nel 2011.

 

 

I prossimi mesi ci diranno se la scuola francese si sta riprendendo dopo un decennio di tenue splendore o se, al contrario, i vertici transalpini devono iniziare a preoccuparsi per la mancanza di chi possa sostituire Gasquet, Monfils, Tsonga, solo per citare i tre migliori.

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