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Scienza

Il gioco del tennis non è solo Arte, ma anche Scienza. Regole, stili di gioco, colpi, tipi di errore, tecniche da apprendere: tutto quello che occorre imparare per completare la propria preparazione.

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Qualche settimana fa, su di una prestigiosa rivista scientifica, è stato pubblicato uno studio dal titolo: “Various Leisure-Time Physical Activities Associated With Widely Divergent Life Expectancies: The Copenhagen City Heart Study”.


Un gruppo di ricercatori danesi e statunitensi, hanno analizzato i dati forniti appunto dal Copenhagen City Heart, un centro di ricerca che da molti anni ha deciso di monitorare la vita dei cittadini della capitale danese. In questo caso sono stati esaminati 8600 pazienti a partire dal 1994 sino al 2017. Gli studiosi hanno esaminato le condizioni di salute, lo stile di vita di ciascuno (attraverso un questionario) e con un particolare algoritmo validato dal Dott. Cox, hanno cercato di eliminare eventuali differenze dovute ad età, stato sociale, condizioni economiche, istruzione, etc.

 
I risultati ottenuti sembrano clamorosi ma solo ad una lettura superficiale.


Lo sport considerato l'elisir di lunga vita è risultato il tennis con 9,7 anni di aspettativa di vita in più di un sedentario. Al secondo posto li badminton con 6,2 anni, al terzo il calcio con 4,7 anni e successivamente in ordine il ciclismo 3,7 anni, il nuoto 3,4 anni, la corsa 3,2 anni, la ginnastica ritmica 3,1 anni e infine il fitness con 1,5 anni in più di un non praticante.
Risultati analoghi erano stati ottenuti in un precedente studio del 2016 dal titolo “Associations of specific types of sports and exercise with all-cause and cardiovascular-disease mortality: a cohort study of 80 306 British adults". Per nove anni ricercatori inglesi australiani e finlandesi avevano monitorato 80.000 britannici di un età compresa tra i 35 e i 65 anni. In questo caso si era valutato quanto alcuni sport allungavano la vita e quanto allontanavano malattie cardio-vascolari letali. Anche in quell'occasione il rischio di morte risultò minore del 47% per chi praticava sport di racchetta (tennis, badminton, squash), del 28% per i nuotatori, del 27% per chi si dedicava ad attività aerobiche e del 15% fra i ciclisti. Per quanto riguardava i decessi dovuti a problemi cardiovascolari, lo studio aveva evidenziato un rischio minore in ragione del 56% per i tennisti, del 41% per i nuotatori e del 36% per chi pratica aerobica, ballo, danza. Nessun beneficio statisticamente significativo è stato invece rilevato per chi correva, giocava a calcio o praticava il rugby. Anche in questo caso le differenze socio economiche e culturali erano state annullate attraverso l'algoritmo di Cox. A questo punto è necessario fare delle ipotesi in grado di sostenere i risultati evidenziati dalle due ricerche.

In primo luogo è opportuno sottolineare che il tennis è uno sport “completo" nel quale sono necessarie qualità condizionali e coordinative ma anche qualità cognitive e temperamentali.
Si può praticare con estrema facilità dai sei ai novantasei anni basta avere un amico/avversario, ed è sempre più alla portata di tutti.
E' privo di contatto fisico, si pratica al coperto e all'aperto, individualmente o in squadra (doppio) e ufficialmente dalle sue origini si possono anche mischiare i generi (doppio misto).

Ma ciò che a mio avviso lo rende unico è che si compete in forma organizzata ed ufficiale o fra amici a qualsiasi età.
Credo che queste siano le ragioni principali del successo di questa disciplina e del suo valore assoluto soprattutto a livello preventivo.

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Da un analisi puntuale e creativa del regolamento nasce gran parte della strategia di gioco di un atleta o di una squadra. In tutti gli sport esistono però regole di serie A e di serie B. Nel tennis fra quelle di secondo piano c’è la regola dei 20 secondi che dovrebbero intercorrere tra la conclusione di un punto e l’inizio del successivo (25s nei tornei ATP).

Dopo le grandi emozioni che questa edizione degli Australian Open ci ha regalato, è il momento dell’analisi. L’approfondimento è dedicato alla finale maschile.

La psicologia cognitiva sostiene come il vantaggio dell’atleta competente (expert athlete) dipenda principalmente dalle rappresentazioni mentali interne e dai processi cognitivi che mediano l’interpretazione dello stimolo, la selezione dell’azione e, infine, la modalità di risposta al suddetto stimolo (Hodges, Starkes, MacMahon, 2006).

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