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Tra gli aspetti alla base della prestazione nel tennis, la strategia, la tattica e le abilità mentali, condividono nell’immaginario comune, e troppo spesso nel lavoro di campo, diverse caratteristiche: sono considerati fondamentali (e come potrebbe essere diversamente) ma spesso trascurati nei piani di formazione e di allenamento.

In compenso godono dell’eterna giovinezza in quanto una loro specifica preparazione è ritenuta ancora innovativa se non avveniristica, malgrado già agli inizi del secolo scorso fossero già ampiamente trattati in ambito scientifico ma anche attraverso le descrizioni di atleti e allenatori (Bill Tilden nei suoi scritti se ne occupò con sorprendente modernità).

Nel tennis i lavori in lingua italiana o tradotti, inerenti la formazione e la preparazione mentale, strategica e tattica, sono estremamente rari. Con dubbia neutralità, sembra di ricordare solo alcune pubblicazioni in convegni da parte dell’associazione di ricerca R.I.T.A. (Italian Tennis Research Association) e tra i libri “Dal bambino al campione di se stesso” e “Tennis training” di Alberto Castellani, se non consideriamo la traduzione del libro di Brad Gilbert, sicuramente da escludere dalla letteratura scientifica. Eppure la psicologia dello sport ha profonde radici nel nostro paese, basti pensare che il compianto professor Ferruccio Antonelli ha dato forma all’associazione internazionale di psicologia dello sport, presiedendola a lungo e Bruna Rossi, Claudio Robazza, Laura Bortoli, Alberto Cei, solo per citarne alcuni, hanno prodotto lavori di riconosciuto valore sull’allenamento delle abilità mentali, in generale o in altri sport.

Per quanto riguarda testi inerenti la strategia e la tattica, abbastanza diffusi in alcuni sport (soprattutto in quelli di squadra), sono, sempre provando a citare a memoria, assenti nel tennis.

Non sappiamo dire se la carenza di ricerche e studi specifici siano alla base della diffusa approssimazione terminologica e metodologica e allo scarso tempo dedicato alla preparazione delle abilità mentali, strategiche e tattiche in campo o al contrario se di partenza vi sia la convinzione che altri aspetti (tecnici e organico-muscolari in primis) siano quelli veramente determinanti per la prestazione e quindi non valga la pena dedicare tempo ed energie ad altri. Fatto sta che ancora troppo spesso le abilità mentali vengano definite “testa” in modo molto vago e ritenute innate e non allenabili o strategia e tattica vengano considerati sinonimi e necessariamente abbinate tra loro o con altro (abilità strategico-tattiche, tecnico-tattico, ecc., per enfatizzare aspetti in realtà trascurati).

E’ da evidenziare che il tennis nelle facoltà di Scienze Motorie è solitamente assente o materia facoltativa e nelle pubblicazioni dell’ente di formazione della federtennis nostrana, destinate ai tecnici, si indicano tra gli obiettivi mentali (è scritto proprio così): Divertimento ed entusiasmo; Affiliazione; Motivazione al compito/risultato; Tecniche di respirazione; Fissazione degli obiettivi (e poi più piccolo tra parentesi “prestazione/risultato”); Attenzione/Concentrazione. Nell’area tattica (le altre aree sono quella mentale, motoria, tecnica e agonistica, mentre manca quella strategica...), e nel manuale dell’avviamento alcuni principi, brevemente esposti, vengono spiegati con esercitazioni, molte delle quali in palleggio con l’insegnante, i cui obiettivi sono descritti da affermazioni come: “rispettando i pre-requisiti della tecnica”, eseguire “un diritto e un rovescio in forma alternata”, esercitazioni varie, alcune delle quali con battuta dal basso, nessuna in forma competitiva, ma perlopiù provando ad attuare situazioni prestabilite. Di banali fasi di attacco o difesa non vi è traccia. Tutto questo lascerebbe intravedere esigue possibilità di evoluzione culturale e metodologica, almeno a breve termine, destinando al ruolo di Cassandra (inclusi noi di “il tennis.com”) coloro i quali proveranno ad occuparsene con intenti didattici, scientifici e operativi.

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