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Se l’instabilità delle posizioni di vertice nel circuito femminile non fa più scalpore, altrettanto non si può dire in campo maschile. Tra le donne la situazione è ai limiti del paradossale;

Serena Williams pare in evidente crisi motivazionale, Sharapova è (non ancora) squalificata, Halep e Muguruza vivono in continua discontinuità, Radwanska è sempre attesa del definitivo salto di qualità che, però, tarda ad arrivare; i quattro spot di semifinale, a Miami, alla fine sono stati occupati dalla numero due del mondo Angelique Kerber e da tre tenniste non incluse nella top ten, Bacsinszky, Kuznetsova e Azarenka.

Nel circuito maschile sebbene la sete di conquista di Djokovic non sembri placarsi, dietro di lui, gli storici rivali paiono arrancare o, perlomeno, non riescono a reggere il passo del formidabile giocatore serbo. Nella momentanea (o perdurante?) confusione, altri giocatori, più giovani, cercano di insidiare il regno di Nole ed il torneo Master 1000 di Miami ne è un esempio emblematico; oltre al numero uno del mondo, alle semifinali accedono Goffin, Nishikori e Kirgios, tutti e tre alla ricerca del primo titolo Master 1000.

Il match sul quale vogliamo soffermarci maggiormente è l’incontro che decreterà il finalista per la parte bassa del tabellone, Nishikori contro Kirgios, l’unico precedente disputatosi a Shangai ha visto la vittoria del giapponese; sfruttando le premature sconfitte di Murray, Wawrinka e Nadal, i due tennisti hanno raggiunto la semifinale grazie alle vittorie rispettivamente su Monfils e su Raonic.

In sede di presentazione, potremmo definire la partita tra il nipponico e l’australiano come una sfida tra opposti che si scontrano, tra persone antitetiche che vivono ed interpretano il gioco del tennis in maniera completamente diversa; Kei Nishikori, valido erede della tradizione tennistica giapponese, sembra avere un approccio tipicamente orientale nei confronti di questa disciplina: è metodico, misurato, rigoroso, non eccede mai in comportamenti dimostrativi. Nick Kirgios, ancora ventenne, è al contrario sempre sopra le righe, vulcanico, anfitrione, impulsivo, a volte anche in modo dannoso per il suo stesso bene.

Con due personalità del genere e tenendo conto delle rilevanti differenze in termini di tonnellaggio (sarebbe come confrontare un peso piuma con un peso massimo) ovviamente anche il loro tennis non potrà che essere influenzato dalle caratteristiche sopra menzionate.

Con l’aiuto di statistiche avanzate (fonte tennisabstract.com) possiamo analizzare più nel dettaglio il gioco dei due atleti riscontrando che nel proprio turno di servizio, Kirgios conquista il 43% dei punti con tre colpi o meno (solamente il 30% per Nishikori) ma ha un rendimento peggiore in risposta rispetto al giapponese; sempre per quanto riguarda il servizio, l’australiano con questo fondamentale guadagna praticamente la metà dei vincenti totali mentre Nishikori è più omogeneo, ottenendo winners con ogni colpo.

Questi pochi dati mettono in evidenza come le strategie dei due giocatori saranno diametralmente opposte: Kirgios tenderà ad abbreviare il più possibile lo scambio, “spremendo” al massimo il proprio servizio e cercando di essere maggiormente propositivo rispetto al solito sulla seconda di Nishikori; dal canto suo, l’allievo di Bollettieri, sarà propenso a prolungare lo scambio, pressando da fondocampo, togliendo tempo-spazio al suo avversario grazie al favoloso gioco di piedi, impedendogli di ottenere troppi punti direttamente con il servizio.

Il primo set di Nishikori è spaziale in ogni aspetto del gioco; non concede nulla al servizio (83% con la prima) fornendo al malcapitato Kirgios traiettorie sempre diverse che il giovane di origine greca non riesce quasi mai a prevedere correttamente; dalla linea di base il piano partita funziona a meraviglia: sfruttando la velocità di palla dell’avversario, Nishikori riesce sempre ad anticipare, colpendo in fase ascensionale, riuscendo a togliere Nick dalle sue confort zone, relegandolo in un contesto di difesa.

Dopo aver ottenuto un break inizialmente, Kei non concede nulla in battuta anzi, grazie ad un doppio fallo di Kirgios agguanta il secondo break e conseguentemente anche il primo set con il risultato di 6-3. Il ragazzo australiano è visibilmente impotente di fronte allo strapotere mentale e tattico del suo avversario, non riesce a trovare una strada percorribile che si discosti dalla pratica della forza bruta a cui, però, il nipponico reagisce quasi senza sforzo, in particolare sulla diagonale sinistra; anche il secondo parziale vede un break immediato da parte di Nishikori che, però, gestisce in modo pessimo il vantaggio acquisito facendosi “controbreakkare” nel game successivo.

Il match, finalmente, sale di livello anche da parte di Kirgios che, riuscendo a stare più vicino al campo sprigiona tutta la potenza dei propri colpi, in particolare grazie al diritto inside out, suo marchio di fabbrica; pur concedendo le briciole al servizio, Nishikori è ora in difficoltà nei game di risposta divenendo oltremodo falloso rispetto al primo set con questo fondamentale, dificoltà determinate in parte dall’aumentata percentuale di prime palle in campo di Kirgios. Il punto di rottura avviene nel dodicesimo gioco quando il giapponese sfrutta il secondo match point decretando la fine delle ostilità e aggiudicandosi la semifinale per 6-3 7-5.

Grazie alla migliore partita effettuata nel torneo, ben al di sopra del livello fatto vedere nel quarto di finale contro Monfils, Nishikori accede così alla seconda finale in carriera in un torneo Master 1000 dove affronterà il numero uno del mondo Nole Djokovic, vincitore con qualche difficoltà per 7-6(5) 6-4 del proprio match contro un ottimo Goffin che aveva raggiunto la semifinale anche ad Indian Wells; tra il giapponese ed il serbo andrà in scena, Domenica, la nona sfida, con i precedenti che vedono Nole in vantaggio 6-2.

Nel tabellone femminile, come detto, dopo l’uscita di scena di Serena Williams i galloni di favorita del torneo erano appannaggio di Vika Azarenka che sfidava Angelique Kerber nel rematch della semi agli Australian Open, allora vinta dalla giocatrice tedesca; a Miami il risultato è stato completamente diverso e la bielorussa ha dominato in ogni aspetto del gioco, aggredendo costantemente l’avversaria denotando solidità mentale e fisica rimarchevoli, concludendo con lo score di 6-2 7-5.

Molti hanno parlato della partita tra la numero uno e la numero due della Race to Singapore, rispettivamente Vika e Angelique, come la finale anticipata del Premier Mandatory di Miami: sicuramente c’è del vero in queste affermazioni che, però, per la storia dell’atleta e per i risultati ottenuti in questo torneo paiono decisamente ingenerose nei confronti della seconda finalista che risponde al nome di Svetlana Kuznetsova.

la longeva giocatrice russa, vincitrice proprio sulla numero uno del tabellone Serena Williams, ha eliminato in una partita decisamente combattuta Timea Bacsinszky per 7-5 6-3 approdando all’ultimo atto dieci anni dopo la finale disputata su questi campi contro Maria Sharapova: un acuto a trentun anni che giunge come riconoscimento alla carriera di una giocatrice che, forse, avrebbe meritato maggiori attenzioni in passato.

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