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Lungo la fulva strada che vedrà nel Roland Garros la destinazione finale, prosegue imperterrita la sua corsa la grande macchina del tennis, la quale è in procinto di lasciarsi alle spalle anche la terza tappa del tour su terra battuta, rappresentata dal torneo combinato, maschile e femminile, Mutua Madrid Open.

Ci proponiamo nel presente articolo di ripercorrere le fasi salienti del torneo, cercando di cogliere gli spunti che questi ci ha offerto e in campo maschile, così come in quello femminile. Iniziamo galantemente dalle signore, per le quali la competizione ha già trovato nella numero 7 del mondo Simona Halep la sua conquistatrice.

La rumena, prima testa di serie dopo Serena nel decorso di quasi tutto l’anno passato, si presentava al terzo Premier Mandatory WTA non certo come favorita, alla luce della sciagurata stagione sino a qui da lei disputata; è stata tuttavia molto cinica nel sovvertire i pronostici, sfruttando le vicissitudini che hanno portato alla precoce eliminazione delle principali teste di serie.

Con un ace di gran classe la Halep chiude in circa 80 minuti di gioco, imponendosi col punteggio di 6/2 6/4 ai danni della slovacca Dominika Cibulkova, comunque protagonista di un ottimo torneo, in una finale divenuta combattuta solo nelle fasi finali. Dopo 14 mesi dall’ultima occasione (Indian Wells 2015) torna così a sollevare al cielo un trofeo importante la numero 7 del mondo, rilanciando le proprie quotazioni in vista dei prossimi grandi appuntamenti.

Ironia della sorte, proprio nel torneo capitanato dal rumeno ex tennista ed hockeista Ion Tiriac, trionfa la scuola rumena; oltre alla vincitrice Simona Halep infatti si sono contraddistinte Patricia Maria Tig, Irina-Camelia Begu, la wildcard Sorana Cristea e “tagliatella” Monica Nicolescu, tutte capaci di conquistare i quarti di finale ed eccezione di quest’ultima, eliminata al primo turno da quella che è da considerarsi senza alcun dubbio la sorpresa del torneo: la qualificata classe 1996 Louisa Chirico, capace di eliminare la favorita Victoria Azarenka e di protrarsi sino alle semifinali, ciò che va a riconfermare come quello statunitense sia attualmente tra i più prolifici movimenti in termini di produzione di giovani talenti, possibili futuri campioni.

Da rimarcare anche le prestazioni della tre volte campionessa slam Samantha Stosur, estromessa solo in semifinale proprio per mano della Halep; così come positiva è stata positiva la vittoria della nostra Camila Giorgi, uscita vittoriosa dal derby azzurro disputato contro Sara Errani, salvo poi il ritiro per un problema alla schiena che la costringerà a saltare anche gli Internazionali d’Italia.

Torneo in cui insomma non sono di certo mancate le sorprese; se da una parte questo può essere un sollievo per gli occhi degli appassionati che possono così scoprire nuove realtà differenti da quelle usuali, dall’altra non può che demarcare il momento d’instabilità che il movimento femminile sta attraversando.
Tolte Serena Williams e Maria Sharapova, per differenti motivi le grandi assenti di questo appuntamento, le principali teste di serie quali Aga Radwanska, Vika Azarenka, Angelique Kerber e Petra Kvitova, non sono state all’altezza delle aspettative, lasciando dunque spazio, in un Premier Mandatory, a diverse tenniste di seconda fascia così come ad atlete sinora rimaste nell’ombra.

Passiamo ora ad occuparci del tabellone maschile, in attesa di conoscere l’esito della finale che si disputerà nella giornata di domani.

Cominciamo dai giovani, grandi protagonisti di questa prima parte di 2016, quasi completamente assenti in quel di Madrid; spicca su tutti l’eliminazione di Thiem, giocatore che ha vinto più partite nella prima parte di stagione escludendo Nole Djokovic, avvenuta nel corso del primo turno per mano di un Del Potro, il quale sembrava essersi ritrovato, salvo poi levar bandiera bianca nel match successivo all’americano Jack Sock.

Chi si è contraddistinto invece è Milos Raonic, approdato sino ai quarti dove si è visto schiantarsi contro il muro serbo rappresentato dal numero uno del mondo, e soprattutto il “cangurotto” Nick Kyrgios, capace di eliminare un top ten come Stan Wawrinka ed uno specialista del rosso qual è l’argentino Pablo Cuevas, arrendendosi solo dopo una serratissima lotta protrattasi sino al terzo set, contro il nipponico Kei Nishikori sempre nel corso dei quarti di finale.

Se i giovani hanno deluso lo stesso non si può dire per il veterano Radek Stepanek, il quale, arrivato dalle qualificazioni ed alla veneranda età di 37 anni, si è visto fautore dell’eliminazione del canadese Vasek Pospisil, nonché meritevole di aver impegnato per tre set il finalista e campione uscente Andy Murray.

In un tennis fatto di grande ritmo, velocità ed atletismo, prerogative proprie di fisici più impulsivi, quella del ceco è un’estrema testimonianza dell’eleganza di un tennis dal sapore antico, di una disciplina nel quale la sagacia strategico-tattica rimane la principale dote a cui un giocatore dovrebbe attingere per poter essere competitivo al pieno delle proprie possibilità.

Per quel che concerne i nostri azzurri è toccato al ligure Fabio Fognini il duro compito di tener alta la nostra bandiera; compito ben adempito dal numero 31 ATP, vittorioso al primo turno ai danni del tennista croato naturalizzato australiano Bernard Tomic e quasi capace di fare le scarpe al semifinalista Kei Nishikori, costretto ad impegnarsi fino al terzo set.

Se, come detto, tra le donne la situazione non è delle più stabili, tra i maschi non poteva esserci nulla di più classico che una finale tra numero uno e numero due del mondo

Il primo a strappare un biglietto per la finale è lo scozzese Andy Murray, al termine di un match combattuto che lo ha visto imporsi allo spagnolo Rafa Nadal, costretto così a rinunciare alla tripletta Montecarlo-Barcellona-Madrid, con il punteggio di 7/5 6/4.

Raggiunto poi, nemmeno a dirlo, dal numero uno del mondo Novak Djokovic, che senza concedere nemmeno un set in tutto il torneo, riscatta lo scivolone rimediato in quel di Montecarlo, sorpassando in semifinale proprio il giapponese Nishikori, in un match durato poco meno di due ore col punteggio di 6/3 7/6.
Non vince contro il serbo lo scozzese dallo scorso Torneo di Motreal, il quale non può partire che sfavorito; tuttavia l’attuale numero due del mondo potrebbe trovare nella difesa del titolo nuove motivazioni per riuscire nell’impresa di regalare al torneo un’ultima grande sorpresa.

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