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Storia

I grandi campioni del tennis, gli incontri e le rivalità che hanno segnato la storia del tennis, i tornei più blasonati e i record imbattuti.

Dopo i tornei USA voltiamo pagina. Si è conclusa la parte iniziale della stagione che ha visto il tennis giocato, dall’Australia all’America, sui campi in cemento. Si apre ora la stagione europea che custodisce la tradizione del gioco attraverso l’aristocratica erba di Wimbledon e la rivoluzionaria terra battuta del Roland Garros. I manti erbosi sono stati in principio la superficie culla del tennis, la terra battuta invece quella che ne ha allargato gli orizzonti.

Dalla west coast più estrema al suo opposto, dalla California alla Florida, da Indian Wells a Miami. Dovrei tentare l’impresa di rinchiudere lo spirito dei grandi di questo sport e dei luoghi dove hanno vissuto in qualche minuta decina di righe. Se la frontiera sul Pacifico, tra Hollywood e il Golden Gate, l’ho trovata in Donald Budge, quella atlantica, tra Tampa e Miami, mi ha presentato una scelta obbligata. Mi ha portato non solo sull’altra costa d’America, ma sull’altra metà del cielo.

La Florida è conosciuta come “Sunshine State”, lo stato del sole che splende. Una terra calda e luminosa, perfetta per le vacanze e per praticare ogni tipo di sport. Ricordo come fosse ieri le partite giocate all’Orange Bowl a Miami, il campionato mondiale juniores individuale e più ancora quelle giocate a Delrey Beach nella Sunshine Cup, il campionato del mondo junior a squadre per nazioni.

In quei primi anni ottanta l’ex campione americano Butch Buchholz era a capo dell’ATP e si aggirava per il Laver’s International Tennis Resort di Delrey Beach, il luogo per l’appunto in cui noi giovani stavamo gareggiando. Non di rado si poteva ammirare Buchholz tirare qualche palla, addirittura con la leggenda del tennis Rod Laver che era il padrone di casa.

Per quanto riguarda il tennis, e altri cinque o sei sport diversi, nessuna porzione di territorio così piccola ha mai espresso e costruito un numero così alto di campioni assoluti come la California. Un caso eccezionale, quasi unico, dato che non si parla di buoni atleti o semplicemente di giocatori forti, ma di uomini, atleti, interpreti dello spirito e dell’arte del gioco come pochi, pochissimi.

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